PASOLINI E IL RUOLO DELL'INTELLETTUALE NELLA NAZIONE ITALIANA

                                                                  PIER  PAOLO  PASOLINI


Ecco alcune illuminanti e vibranti parole scritte dal geniale Pier Paolo Pasolini sul ruolo della Cultura e dell' Intellettuale nella Nazione Italiana

«Che cos’è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura dell'intelligencija.


Invece non è così. E non è neanche la cultura della classe dominante, che, appunto, attraverso la lotta di classe, cerca di imporla almeno formalmente.


Non è infine neanche la cultura della classe dominata, cioè la cultura popolare degli operai e dei contadini.


La cultura di una nazione è l'insieme di tutte queste culture di classe: è la media di esse. E sarebbe dunque astratta se non fosse riconoscibile - o, per dir meglio, visibile - nel vissuto e nell’esistenziale, e se non avesse di conseguenza una dimensione pratica. Per molti secoli, in Italia, queste culture sono stato distinguibili anche se storicamente unificate.


Oggi - quasi di colpo, in una specie di Avvento - distinzione e unificazione storica hanno ceduto il posto a una omologazione che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vecchio Potere. A cosa è dovuta tale omologazione? Evidentemente a un nuovo Potere.


“L’intellettuale è dove l’industria culturale lo colloca: perché e come il mercato lo vuole. In altre parole, l’intellettuale non è più guida spirituale di popolo o borghesia in lotta (o appena reduci da una lotta). Ma, per dirla tutta, è il buffone di un popolo o di una borghesia in pace con la propria coscienza e quindi in cerca di evasioni piacevoli.”


 “Per amare la cultura occorre una forte vitalità. Perché la cultura – in senso specifico o meglio classista – è un possesso e niente necessità di una più accanita e matta energia che il desiderio di possesso”.


“La poesia non è merce perché non è consumabile. È ora di dirlo: questa di paragonare l’opera d’arte a un prodotto e i suoi destinatari a dei consumatori può essere una divertente metafora ma nient’altro. Se qualcuno dice una cosa del genere è un imbecille, la poesia non è prodotta in serie, cioè non è un prodotto. E un lettore può leggere una poesia un milione di volte senza consumarla. Anzi forse la milionesima volta la poesia gli potrà sembrare più strana e nuova e scandalosa che la prima volta.”


Grazie di vero cuore da lassù a te Pier Paolo Pasolini ......


Gianluigi  Melucci  Blogger 

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