INTERVISTA A FRANCESCO PATRIZI PER IL LIBRO " LO SPLEEN DI LUCIO : GUIDA ALL' ASCOLTO DEI DISCHI BIANCHI DEL PERIODO PANELLA BATTISTI"


 

                          LO SPLEEN DI LUCIO


1) Carissimo Francesco come è nata l' Idea di scrivere questo libro SPLEEN GUIDA ALLA LETTURA DEI DISCHI BIANCHI in onore al Geniale Lucio Battisti?


Tutto è cominciato quando un mio amico diciannovenne, a cui avevo consigliato i dischi bianchi, mi rispose che erano canzoni bellissime, nello specifico “che spaccavano”, e mi chiese che significato avessero; in quel momento mi sono accorto che nessuno le aveva mai seriamente analizzate.

Il Battisti dei dischi bianchi piace moltissimo ai giovani, riscuote più successo oggi che trent’anni fa, non solo per le sonorità elettroniche, ma perché ricorre ad un linguaggio molto evocativo, ricco di suggestioni.  


2) Le copertine dei Dischi sono realizzate direttamente da Lucio Battisti. Un tuo giudizio sulle copertine dei Dischi Bianchi del periodo PANELLA?


Nella copertina di DON GIOVANNI si vede la vena del pittore, c’è la pennellata veloce, il gioco futurista sulla lettera dell’alfabeto, in cui ho rivisto un’idea di Francesco Cangiullo; il disco tira in gioco la maschera del cantante di successo, quella sciarpa appesa ricorda quella di Aristide Bruant nel celebre manifesto di Toulouse-Lautrec, solo che qui è “appesa al chiodo”.

Le copertine de L’APPARENZA e de LA SPOSA OCCIDENTALE credono siano disegnate con una penna a china, Battisti ha impugnato lo strumento dello scrittore perché i due dischi parlano di questo, dell’autore che insegue e prova a decifrare la sua opera; lo stile, il tratto veloce, ricorda vagamente i disegni di Picasso; sono anche le più figurative dei dischi bianchi.

Le copertine di COSA SUCCEDERÀ ALLA RAGAZZA e di HEGEL sono invece dei segni grafici, delle opere concettuali, le lettere C.S.A.R. sono riferibili ai bigliettini che si mette in tasca Leopold Bloom nell’Ulisse di Joyce, di cui il disco è uno spin off; la misteriosa E dell’ultimo disco è invece un indizio, sempre riferito a un’opera di Joyce, che invito a scoprire.


3) " E lei nel suo bel nome era una Jena"  Spiegaci il calembour di Panella sulla parola Jena di matrice Hegeliana ?


Nella canzone Hegel si racconta il gioco di due studenti, lei è una jena nel senso che non asseconda le avances del suo compagno di scuola; tra schiaffi e scaramucce amorose, Panella ci infila la Dialettica della Storia hegeliana, la fame di conquista che muove il progresso.

Jena è anche il nome della città tedesca dove il filosofo scrive i suoi testi più importanti e dove si trova, in quegli anni, il suo ex compagno di studi Hölderlin, attorno al quale ruota l’intero disco.

Hölderlin il poeta, il folle, che per Battisti e Panella è l’antidoto allo Spirito Assoluto, al razionalismo hegeliano. La jena che si rivolta contro il compagno di banco può essere dunque letta in parallelo con lo scontro tra il poeta e il filosofo.


4) Nella METRO ECCETERA Battisti ci porta in un viaggio ultra terreno come lo fu in Odisseo quando scese negli Inferi ? Parlacene liberamente


La protagonista di COSA SUCCEDERÀ ALLA RAGAZZA è la figlia di Leopold Bloom (protagonista di Ulisse di Joyce) e come il padre, durante la giornata, immagina dei paralleli con l’Odissea di Omero. Quando esce dal negozio (Ecco i negozi), per recarsi dal sarto (I sacchi della posta) prende la metropolitana e il viaggio in sotterranea, circondata da presenze silenziose con il capo chino, le ricorda la discesa di Odisseo nell’Ade.

Panella sa rendere con brevi descrizioni questo parallelismo, pensiamo ai riflessi sui finestrini che fanno somigliare i viaggiatori alle anime dei trapassati, che Omero descrive come ombre, oppure a lei stessa che si vede riflessa sul vetro e si immagina come se fosse morta affogata (in effetti, nella canzone precedente, Ecco i negozi, tirava in ballo le “Circi annegatrici”).




5) Secondo te già con il Disco E GIÀ si avverte una svolta nel percorso artistico che precede quello avvenuto con Panella di una profonda Maturità Artistica del Battisti ?


Lucio Battisti scrive E GIÀ alla soglia dei quarant’anni e vi riversa la sua visione della vita, in maniera sincera, come non aveva mai fatto prima; certo, lo fa come lo può fare un logico introverso come lui, cioè firma i testi con uno pseudonimo e costruisce meticolosamente ogni traccia del disco come tassello di un discorso da decifrare.

Battisti non voleva che l’interpretazione fosse indirizzata da spiegazioni, aveva in mente un ascoltatore simile a lui, dotato di un’intelligenza laterale. Per entrare nei dischi bianchi, come in questo che li precede, c’è bisogno di abbandonare qualsiasi schema logico lineare. Non dimentichiamo che Battisti era un appassionato matematico e la sua mente era disposta a questa attitudine logica.


6) Vi è una assonanza tra SCRIVI IL TUO NOME scritto con Velezia e PER NOME scritta con Panella , secondo te Francesco?


Bella osservazione! In entrambe le canzoni non viene detto il nome.

La prima è una canzone molto raffinata, Battisti si dice da solo che deve scrivere il proprio nome, che deve riaffermarsi come autore, ma poi quando vai a leggere chi ha firmato il testo, ti imbatti in questo Velezia, che non è un nuovo paroliere, ma un progetto nascosto dietro un gioco di parole.

Per nome, contenuta in L’APPARENZA, ha una riflessione affine, perché dimostra come ricorrere alle analogie e al non detto sia lo stimolo più grande che si possa dare all’ascoltatore.


7) Secondo te già nel disco ANIMA LATINA si respirava un Cambiamento Rivoluzionario nel linguaggio musicale del geniale Battisti?


Nel 1974 Lucio già sentiva il bisogno di una svolta, stava vivendo un conflitto con la sua anima commerciale, che aveva rubato terreno a quella più sperimentale; si pensi a tal proposito alla parodia dissacratoria che fa de I giardini di marzo nel finale di un brano complesso e strutturato come Anonimo, dove il celebre ritornello “Che anno è…” viene arrangiato come brano per banda musicale. Battisti voleva rimarcare la differenza tra la sua “mano destra” e la sua “mano sinistra”, tra la vena più libera e creativa e quella condizionata dall’industria discografica.

In alcune canzoni confonde la voce con gli strumenti, vuole che l’ascoltatore si vada a risentire i brani per capire cosa dice il testo, con grave disappunto di Mogol.

A pensarci bene, è la stessa idea che metterà in opera nei dischi con Panella.


8) Ti piace la versione jazz del DON GIOVANNI cantata da TIZIANA GHIGLIONI?


Tiziana Ghiglioni impiega la voce come uno strumento, non dà enfasi al testo, non dà un’interpretazione psicologica o emotiva, tira fuori la musicalità dalle parole, credo che sarebbe piaciuto a Battisti ascoltare le sue versioni, a me la sua Don Giovanni piace molto. Essendo appassionato di jazz, comperai il suo BATTISTI! quando uscì nel 1998 e ne rimasi subito affascinato.


9) Francesco la tua canzone preferita del mitico Battisti?


Lucio si era ripromesso di non emozionare più, ma in Cosa farà di nuovo non c’è riuscito del tutto, specialmente dopo averla approfondita, ogni volta che l’ascolto mi fa venire i brividi.


FRANCESCO PATRIZI  AUTORE  

TERNI 14 MARZO 2023


GIANLUIGI MELUCCI BLOGGER POTENTINO 

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